Da rifugiato a laureato, la storia di Innocent Rugamba all’università
20/04/2026
Ci sono percorsi accademici che raccontano molto più di un traguardo universitario. La laurea di Innocent Rugamba, conseguita oggi in Relazioni internazionali, appartiene a questa categoria: un risultato che riconosce il valore dello studio, ma che restituisce anche il peso di una vicenda personale segnata da attraversamenti, difficoltà e capacità di ricostruire il proprio futuro.
Nato nella Repubblica Democratica del Congo, rifugiato in Uganda e arrivato in ateneo grazie al progetto UNICORE – University Corridors for Refugees, Rugamba conclude così un percorso che si è sviluppato ben oltre le aule universitarie. La sua esperienza rappresenta infatti uno di quei casi in cui l’istruzione diventa davvero uno strumento di accesso, emancipazione e partecipazione, capace di trasformare una condizione di vulnerabilità in una possibilità concreta di crescita personale e professionale.
Una tesi sulle politiche d’asilo e sul principio di non-refoulement
Al centro del suo percorso finale c’è una tesi dal titolo “U.S. Political Narratives and Asylum Practices as Challenges to the International Principle of Non Refoulement”, dedicata a un tema di forte rilievo politico e giuridico: il modo in cui le narrazioni pubbliche e le politiche di asilo adottate negli Stati Uniti abbiano messo sotto pressione il principio internazionale di non-refoulement, che vieta il respingimento di una persona verso un Paese in cui potrebbe subire persecuzioni o gravi violazioni dei diritti.
Nel lavoro, scritto e discusso interamente in lingua inglese sotto la guida del docente Marco Siddi, Innocent Rugamba ha analizzato le politiche portate avanti dalle amministrazioni Obama, Trump e Biden, soffermandosi su alcuni nodi centrali del dibattito contemporaneo. Tra questi figurano le restrizioni all’accesso alle frontiere, le pressioni esercitate sul sistema giudiziario e le strategie di esternalizzazione del controllo migratorio, messe a confronto con modelli adottati in altri contesti internazionali, come gli accordi Regno Unito-Ruanda e Italia-Albania.
Uno degli aspetti più significativi del lavoro riguarda il ruolo delle narrazioni securitarie, considerate come strumenti capaci di legittimare pratiche che restringono l’accesso a una valutazione equa delle richieste di protezione. La scelta dell’argomento restituisce anche una forte coerenza tra percorso di studio e biografia personale, pur mantenendo il rigore analitico proprio della ricerca accademica.
Università, volontariato e partecipazione alla vita della comunità
La storia di Innocent Rugamba non si esaurisce però nella dimensione universitaria. Accanto al percorso di studi, il neolaureato ha preso parte in modo attivo alla vita dell’ateneo e del territorio, costruendo una presenza concreta dentro la comunità che lo ha accolto. Ha collaborato come volontario con l’ufficio ISMOKA, contribuendo agli Erasmus Welcome Day e alle attività sportive, e ha prestato il proprio impegno anche presso la Caritas.
Questa partecipazione aggiunge profondità al significato del suo traguardo. Non si tratta soltanto di un percorso individuale concluso con successo, ma di un’esperienza di integrazione vissuta nella pratica quotidiana, attraverso relazioni, responsabilità e disponibilità verso gli altri. È proprio in questa dimensione che la vicenda di Rugamba assume un valore emblematico: mostra come l’inclusione non sia una formula astratta, ma un processo che si costruisce nel tempo, nei luoghi dello studio, del volontariato e della vita sociale.
Il valore del progetto UNICORE
Il cammino che ha portato Innocent Rugamba alla laurea è stato reso possibile anche dal progetto UNICORE, avviato nel 2019 e promosso da UNHCR Italia insieme a partner istituzionali e umanitari. L’iniziativa offre a studentesse e studenti con status di rifugiato la possibilità di proseguire il proprio percorso universitario in Italia attraverso canali sicuri e regolari, aprendo opportunità che altrimenti resterebbero spesso irraggiungibili.
Il caso di Rugamba mostra con chiarezza quale possa essere l’impatto di programmi di questo tipo. L’università diventa un ponte tra protezione e futuro, tra accoglienza e autonomia, tra esperienza personale e costruzione di competenze spendibili nel mondo. In questo senso, la sua laurea rappresenta un risultato che parla non solo di merito individuale, ma anche della capacità delle istituzioni accademiche e delle organizzazioni internazionali di generare effetti positivi e duraturi.
Dietro il titolo conseguito oggi c’è quindi molto più di una discussione di tesi: c’è la conferma che studio, impegno e sostegno possono trasformarsi in una possibilità reale di riscatto. E c’è una storia che, partendo da un’esperienza di fuga e protezione, arriva a consegnare all’università e alla comunità un esempio concreto di determinazione, intelligenza e fiducia nel futuro.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to