Una Portineria degli adolescenti per contrastare la solitudine e costruire alleanze educative
12/04/2026
Un luogo di comunità pensato per ragazze e ragazzi tra i 12 e i 21 anni, capace di intercettare fragilità, valorizzare talenti e costruire relazioni stabili con il territorio. È questa l’idea al centro del progetto “Portineria degli adolescenti”, proposto dalla cooperativa Panta Rei Sardegna nell’ambito del bando ACT – Aspirare, Coinvolgere, Trasformare 2026 della Fondazione Unipolis. Il progetto prende forma dentro una visione che considera l’adolescenza non come una fase da gestire in chiave emergenziale, ma come un passaggio decisivo da accompagnare con strumenti adeguati, spazi riconoscibili e reti educative capaci di tenere insieme ascolto, prossimità e partecipazione.
Su proposta dell’assessora Anna Puddu, la Giunta comunale ha approvato lo schema di accordo di partenariato tra il Comune e i soggetti aderenti all’iniziativa. Accanto alla cooperativa Panta Rei, in qualità di capofila, figurano la Rete Italiana di Cultura Popolare, l’associazione Advocacy e la cooperativa sociale Macramè. L’adesione al bando non rappresenta soltanto un passaggio tecnico-amministrativo, ma l’avvio di un progetto che punta a strutturare una presenza concreta e continuativa accanto ai più giovani, con l’ambizione di generare effetti misurabili sul piano del benessere individuale e della coesione sociale.
Un presidio di comunità per ridurre isolamento e fragilità
Il cuore dell’iniziativa è l’attivazione di una portineria di comunità dedicata agli adolescenti, uno spazio costruito per contrastare la solitudine che attraversa in modo sempre più diffuso la vita di molte ragazze e molti ragazzi. Il progetto si fonda sull’idea che il disagio adolescenziale non possa essere affrontato soltanto quando esplode, ma richieda luoghi accessibili, riconoscibili e quotidiani in cui i giovani possano trovare ascolto, occasioni di partecipazione e percorsi di orientamento. La portineria, in questa prospettiva, non è un semplice servizio, ma un presidio relazionale capace di favorire prossimità e fiducia.
Accanto a questo dispositivo territoriale, il progetto prevede anche la definizione di un Patto per le adolescenze, fondato su partecipazione, benessere, riconoscimento dei diritti e valorizzazione dei talenti giovanili. La durata prevista è di due anni, a partire da settembre 2026, un arco temporale che lascia intendere la volontà di costruire un intervento non episodico, ma abbastanza stabile da incidere davvero sui contesti di vita dei destinatari. L’idea del Patto aggiunge un elemento importante: non limitarsi a offrire attività o supporti, ma definire una cornice condivisa di responsabilità tra istituzioni, operatori, comunità educante e ragazzi stessi.
Il ruolo del Comune e la connessione con servizi, scuole e territorio
Il Comune parteciperà al tavolo di coordinamento interistituzionale, assumendo una funzione di raccordo e garanzia rispetto all’allineamento del progetto con le politiche pubbliche cittadine. È un aspetto rilevante, perché indica la volontà di evitare che l’iniziativa resti confinata dentro un perimetro sperimentale isolato, scollegato dal sistema dei servizi e delle competenze già presenti sul territorio. L’amministrazione, infatti, metterà a disposizione non soltanto il proprio supporto istituzionale, ma anche spazi, competenze tecniche e connessioni operative.
Tra i luoghi individuati c’è il centro di quartiere MuBe, a Mulinu Becciu, cui potranno aggiungersi altri eventuali spazi comunali. A questo si affianca il coinvolgimento dei servizi sociali territoriali, delle scuole e della neuropsichiatria infantile, in una logica di integrazione che appare decisiva. Il lavoro con gli adolescenti, infatti, richiede quasi sempre una capacità di lettura trasversale dei bisogni: educativi, relazionali, psicologici, familiari. Per questo la qualità del progetto dipenderà molto dalla sua capacità di connettere luoghi, professionalità e livelli di intervento differenti, senza sovrapposizioni e senza frammentazioni.
Un investimento sulla partecipazione e sui diritti giovanili
Il dato forse più interessante della Portineria degli adolescenti sta nel linguaggio politico e sociale che la sostiene. Il progetto non parla soltanto di prevenzione del disagio, ma anche di diritti, talenti e partecipazione. È una scelta che sposta il baricentro dell’intervento: i giovani non vengono considerati esclusivamente come destinatari di protezione, ma come soggetti da coinvolgere, ascoltare e riconoscere nella loro capacità di contribuire alla vita della comunità.
In un tempo in cui la solitudine giovanile si intreccia con disorientamento, fragilità emotive e impoverimento delle reti relazionali, iniziative come questa acquistano un valore che supera la dimensione progettuale. Se sostenuta con continuità e radicata davvero nei territori, la Portineria degli adolescenti può diventare un laboratorio concreto di alleanza educativa, capace di restituire centralità a una fascia d’età che troppo spesso viene osservata soltanto attraverso le sue difficoltà. Qui, invece, il tentativo è diverso: partire dalle difficoltà, certo, ma per costruire spazi di possibilità.
Articolo Precedente
Aprile al Museo Cardu, un calendario che mette in dialogo Oriente e Sardegna
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to