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Grazia Deledda, un Nobel da rileggere: parola, scienza e arti visive nel centenario

19/02/2026

Grazia Deledda, un Nobel da rileggere: parola, scienza e arti visive nel centenario
Grazia Deledda Foto di: Di Nobel Foundation - http://nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1926/deledda-autobio.html,

Nel centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda, assegnato nel 1926, la figura della scrittrice nuorese è tornata al centro di una riflessione che va oltre la celebrazione. Alla cerimonia commemorativa ha preso parte anche Stefania Lucamante, professoressa associata di Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi di Cagliari, che ha offerto una lettura critica capace di riaprire il dibattito su una delle voci più complesse del Novecento italiano.

Nel suo intervento, Lucamante ha ricostruito il percorso di ricezione dell’opera deleddiana, sottolineando come in Italia sia stata a lungo oggetto di interpretazioni riduttive, spesso confinate a un regionalismo di superficie. All’estero, invece, la sua produzione è stata studiata con strumenti teorici aggiornati, in grado di coglierne la profondità tematica e formale.

Una scrittura oltre il regionalismo

Deledda è stata la prima donna italiana a ricevere il Nobel per la Letteratura e una delle poche autrici del suo tempo a ottenere un riconoscimento internazionale di tale portata. Eppure, il suo radicamento geografico e linguistico — la Sardegna come orizzonte narrativo e un italiano percepito come “periferico” — ha contribuito a limitarne, in ambito nazionale, la piena valorizzazione critica.

Un destino che, come ricordato nel corso della cerimonia, richiama quello di Italo Svevo, anch’egli inizialmente compreso più fuori dai confini italiani che nel dibattito interno. Nel caso di Deledda, il paesaggio isolano non è semplice sfondo, ma struttura simbolica che sostiene conflitti interiori, tensioni morali, dinamiche comunitarie. Ridurre questa dimensione a colore locale significa perdere la portata universale della sua narrativa.

Parola letteraria, neuroscienze e arti visive

La prospettiva proposta da Lucamante ha messo in luce un aspetto oggi sempre più indagato: il dialogo tra la parola letteraria e altri saperi. L’opera di Deledda viene studiata in contesti accademici internazionali anche alla luce delle neuroscienze cognitive e della teoria degli affetti, ambiti che consentono di esplorare la costruzione delle emozioni, la percezione del paesaggio, la dimensione sensoriale della narrazione.

In questa direzione si colloca anche il recente volume in lingua inglese Grazia Deledda’s Painterly Aesthetic, curato da Virginia Picchietti e Angela Guiso, al quale hanno collaborato Stefania Lucamante e Dino Manca. Il progetto editoriale indaga la relazione tra scrittura e arti visive, evidenziando come la prosa deleddiana sia attraversata da una tensione figurativa che dialoga con la pittura e con una concezione quasi plastica dell’immagine narrativa.

Rileggere Deledda oggi significa riconoscere in lei un’autrice capace di mettere in relazione discipline diverse, anticipando questioni che la critica contemporanea considera centrali. Il centenario del Nobel diventa così un’occasione per superare letture parziali e restituire alla scrittrice la complessità che le spetta nel panorama letterario europeo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to