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Clima, ARPAS certifica la nuova normalità della Sardegna: più caldo, piogge irregolari e mare in crescita

09/04/2026

Clima, ARPAS certifica la nuova normalità della Sardegna: più caldo, piogge irregolari e mare in crescita

Il Rapporto Meteo e Clima 2025 del Dipartimento Meteoclimatico di ARPAS restituisce un quadro netto, ormai difficile da relegare alla categoria delle anomalie temporanee. In Sardegna il cambiamento climatico non si presenta più come una sequenza di episodi eccezionali, ma come una condizione strutturale che modifica gli equilibri del territorio, altera la distribuzione delle risorse idriche, mette sotto pressione gli ecosistemi e impone una revisione concreta delle politiche pubbliche. Il documento, presentato a Cagliari l’8 aprile 2026, conferma infatti temperature stabilmente superiori alla media climatica 1981–2010, precipitazioni sempre più disomogenee nel tempo e nello spazio e un progressivo aumento del livello del mare lungo le coste dell’isola.

Il dato forse più significativo non riguarda soltanto l’aumento dei valori medi, ma il mutamento della dinamica climatica. Il caldo dura di più, le piogge si concentrano in finestre brevi e intense, gli eventi estremi assumono maggiore forza. In altre parole, cambia il comportamento del sistema. È questo il punto che rende il rapporto particolarmente rilevante: leggere il 2025 non come un anno isolato, ma come parte di una traiettoria ormai definita, costruita su serie storiche di lungo periodo, sui dati della Rete Unica Regionale di Monitoraggio Ambientale e della Rete Fiduciaria di Protezione Civile.

Temperature sopra media e caldo sempre più persistente

Nel 2025 le temperature in Sardegna si sono mantenute stabilmente al di sopra della media climatica 1981–2010, con un’anomalia di +1,3 °C per le massime e di +0,8 °C per le minime. Il dato più marcato riguarda il mese di giugno, che ha registrato un’anomalia di +4,1 °C, tra gli scostamenti più rilevanti degli ultimi anni. Le serie storiche osservate da ARPAS descrivono un percorso chiaro: dopo una fase sotto media tra gli anni Sessanta e Settanta e un primo superamento nei primi anni Duemila, dal 2022 si consolida una nuova fase caratterizzata da anomalie termiche in crescita.

Secondo l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, i numeri descrivono un cambiamento ormai strutturale, capace di incidere direttamente sugli equilibri ambientali, economici e sociali della Sardegna. Ed è proprio questa stabilizzazione del riscaldamento a rendere il tema più impegnativo: non ci si confronta più con una deviazione temporanea, ma con una trasformazione che entra nella pianificazione ordinaria.

A colpire è soprattutto la persistenza del caldo. Aumentano le giornate estive, cioè quelle con temperature superiori ai 30 gradi, che nelle aree interne superano ormai le cento all’anno. Lungo le coste resta altissimo anche il numero delle notti tropicali, con temperature che non scendono sotto i 20 gradi e che in alcune aree oltrepassano le cento notti annue. Il rischio climatico, in questo scenario, non coincide soltanto con i picchi estremi, ma con la continuità delle condizioni di disagio termico, che si riflette sulla salute, sulla produttività, sui consumi energetici e sulla qualità della vita.

Piogge irregolari, eventi estremi e squilibri territoriali

Il capitolo dedicato alle precipitazioni mostra forse il tratto più complesso della nuova fase climatica sarda. Il bilancio annuo rimane nel complesso vicino alla media, ma questo dato generale rischia di essere fuorviante. La distribuzione delle piogge appare infatti sempre più irregolare, sia nel tempo sia nello spazio. Durante i mesi invernali e all’inizio della primavera si registrano accumuli anche superiori alla norma, spesso concentrati in episodi di forte intensità. Tra il 17 e il 19 gennaio 2025, in alcune aree dell’isola, sono caduti oltre 336 millimetri di pioggia in 72 ore.

Il confronto tra il primo trimestre del 2024 e quello del 2025 mette in luce un elemento di grande rilievo: un’inversione marcata della distribuzione territoriale delle precipitazioni. Nel 2024 le piogge si erano concentrate soprattutto nei settori occidentali, mentre versanti orientali e meridionali avevano mostrato deficit diffusi, con scarti locali fino al 75% rispetto ai valori tipici. Nel primo trimestre del 2025 il quadro si è ribaltato: le precipitazioni si sono concentrate nei settori orientali, con valori localmente fino al doppio della norma, mentre il Nord-Ovest ha evidenziato deficit notevoli; nel solo febbraio 2025, in alcune aree nord-occidentali, le precipitazioni sono risultate inferiori fino al 75% rispetto ai valori climatologici.

A queste fasi si alternano periodi di forte carenza idrica. Maggio e giugno 2025 sono stati particolarmente siccitosi, con piogge ridotte fino a un quarto della media climatica su gran parte dell’isola. Il risultato è una Sardegna climaticamente più frammentata, dove aree in surplus e aree in deficit possono alternarsi rapidamente anche da un anno all’altro, con effetti diretti sulla gestione dell’acqua, sull’agricoltura, sulla sicurezza del territorio e sulla capacità di programmazione.

Mare più alto, meno neve e una pressione crescente sul territorio

Il rapporto ARPAS segnala anche un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi. Tra giugno e luglio si sono registrate ondate di calore con temperature fino a 43 °C, mentre il 6 agosto a Chiaramonti è stato rilevato un indice di calore di 43,9. Nel corso del 2025 sono state osservate 20 trombe marine, una delle quali ha interessato il Poetto di Cagliari, oltre a episodi di grandine con chicchi fino a 6 centimetri di diametro. In un’atmosfera più calda e instabile, questi fenomeni tendono a diventare più probabili e più distruttivi, aumentando il rischio di alluvioni improvvise e il pericolo di incendi boschivi.

Un altro segnale arriva dalla neve. Nell’inverno 2024–2025 si sono registrati circa 25 giorni di copertura nevosa, in linea con una tendenza alla riduzione osservata nell’ultimo decennio. L’innalzamento delle temperature fa salire la quota dello zero termico e riduce progressivamente l’accumulo nevoso, ormai confinato alle aree più elevate. Le conseguenze si riflettono sulla disponibilità idrica e sugli equilibri degli ecosistemi montani, che perdono una componente importante della loro stagionalità naturale.

Anche il mare conferma un trend inequivocabile. Lungo le coste della Sardegna il livello del mare registra un’anomalia di circa +27 centimetri rispetto al livello medio di riferimento nazionale, con un aumento di circa 8 centimetri negli ultimi 25 anni. È un dato che non resta confinato alla sfera scientifica: interessa direttamente aree costiere, infrastrutture, sistemi dunali ed equilibri ecologici che già oggi mostrano una crescente vulnerabilità.

Il Rapporto Meteo e Clima 2025, i cui dati completi saranno pubblicati da venerdì 10 aprile alle ore 9 sul portale ARPAS, consegna dunque l’immagine di un sistema climatico già modificato. La Regione, come ha ricordato l’assessora Laconi, ha avviato una fase operativa attraverso la Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, rafforzando il coordinamento interassessoriale e integrando l’adattamento nella pianificazione e negli investimenti. Il punto, ormai, non è più discutere se il cambiamento climatico sia in corso. Il punto è decidere con quale rapidità, con quali strumenti e con quale visione affrontarne gli effetti.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.