Cagliari, apre a Sant’Elia il nuovo Centro di quartiere: servizi educativi di prossimità per minori e giovani
13/04/2026
Un presidio educativo radicato nel territorio, costruito per intercettare bisogni reali e trasformarli in opportunità concrete di crescita. Con l’avvio delle attività del Centro di Quartiere di Sant’Elia, ospitato negli spazi dell’ex asilo di via Schiavazzi, il Comune di Cagliari compie un nuovo passo nella strategia dedicata ai minori e ai giovani, scegliendo di intervenire nei quartieri non con misure episodiche, ma con un modello stabile di prossimità, inclusione e partecipazione.
Il progetto, intitolato “Innovazione del Sistema dei Servizi Educativi di Prossimità e Inclusione Sociale in favore di minori e giovani: Centri di quartiere”, è finanziato con fondi PN Metro Plus 2021-2027 e si inserisce in un piano più ampio con cui l’amministrazione punta a contrastare la povertà educativa e a rafforzare i legami di comunità nelle aree più esposte al rischio di isolamento sociale. L’inaugurazione del centro di Sant’Elia segna così l’avvio operativo di un intervento che guarda ai giovani non come destinatari passivi di servizi, ma come protagonisti di un nuovo equilibrio urbano e sociale.
Un presidio di comunità per contrastare la povertà educativa
Alla presentazione erano presenti l’assessora alla Salute e al Benessere delle cittadine e dei cittadini Anna Puddu, il presidente de La Carovana Società Cooperativa Sociale Onlus, ente capofila dell’Associazione Temporanea di Imprese partner del progetto, Claudio Zasso, e la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Randaccio - Tuveri - Don Milani - Colombo”, Giovanna Porru. La loro presenza restituisce il senso del progetto: un’alleanza tra istituzioni, scuola e terzo settore per costruire una risposta integrata e continuativa.
Il centro di Sant’Elia è il quinto centro di quartiere attivato in città e si fonda su un principio preciso: portare i servizi vicino alle persone, nei luoghi in cui vivono, crescono e affrontano fragilità quotidiane. L’idea non è quella di offrire semplice assistenza, ma di mettere in campo una sperimentazione urbana che coinvolga la comunità locale e valorizzi il ruolo delle associazioni già attive nel quartiere. In questo quadro, il centro diventa uno spazio civico e relazionale, oltre che educativo.
Come ha sottolineato l’assessora Puddu, il progetto rappresenta un obiettivo strategico perseguito dall’amministrazione fin dal suo insediamento: restituire spazi alla città e attivare servizi indispensabili per il benessere delle famiglie, delle bambine, dei bambini e degli adolescenti. Il modello scelto punta su una gestione partecipata e su una pluralità di interventi capaci di coinvolgere singoli, nuclei familiari e istituzioni territoriali.
Percorsi su misura per ogni fase della crescita
Uno degli elementi più interessanti del progetto è il lavoro preliminare di ascolto svolto sul territorio. I percorsi proposti, infatti, nascono da una rilevazione dei bisogni, delle criticità e dei desideri emersi nel quartiere, in collaborazione con gli operatori del terzo settore coinvolti nella coprogettazione. Il risultato è un sistema di attività calibrato sulle diverse fasce d’età, dai 5 ai 21 anni.
Per i bambini tra i 5 e i 10 anni il centro offrirà attività quotidiane di aggregazione, laboratori manuali, percorsi educativi all’aperto, sport, supporto scolastico e iniziative legate ai centri estivi. Per la fascia 11-14 anni, oltre ai laboratori e all’aiuto nello studio, entra in campo un servizio di supporto psicologico, pensato per accompagnare i preadolescenti in una fase particolarmente delicata sul piano relazionale ed emotivo.
Il progetto si articola ulteriormente per i ragazzi tra i 15 e i 17 anni, con laboratori espressivi, sport inclusivo, attività per la gestione dei conflitti, percorsi di orientamento e coaching. In questa fase, il sostegno psicologico e relazionale assume un carattere più strutturato, per aiutare gli adolescenti a costruire strumenti di autonomia e lettura del proprio futuro.
Per i giovani tra i 18 e i 21 anni, infine, il centro si propone come una piattaforma di accompagnamento verso l’età adulta. Entrano in gioco laboratori professionalizzanti, percorsi formativi, orientamento al lavoro, supporto psicologico e partecipazione a eventi di comunità. L’obiettivo è contrastare l’isolamento, favorire l’autonomia e rafforzare una cittadinanza più consapevole e attiva.
Una rete stabile tra istituzioni, terzo settore e quartiere
Il valore del Centro di Quartiere di Sant’Elia sta anche nel modello di governance che lo sostiene. Il progetto non immagina uno spazio chiuso e autosufficiente, ma un nodo aperto di relazioni tra amministrazione pubblica, associazioni, famiglie, scuole e residenti. È in questa dimensione condivisa che i servizi educativi di prossimità possono diventare realmente efficaci: quando sono accessibili, riconoscibili e costruiti insieme a chi il territorio lo vive ogni giorno.
La scelta di investire su Sant’Elia, quartiere spesso raccontato solo attraverso le sue fragilità, assume perciò anche un valore simbolico e politico. Significa riconoscere in quei contesti non un problema da gestire, ma una comunità da rafforzare, mettendo al centro risorse, relazioni e possibilità di crescita. In questa prospettiva, il nuovo centro non è soltanto un servizio in più, ma un’infrastruttura sociale che prova a ridisegnare il rapporto tra città e periferie partendo dai più giovani.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to