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AMIS, a Cagliari la sfida della sicurezza costiera passa dai gemelli digitali

21/03/2026

AMIS, a Cagliari la sfida della sicurezza costiera passa dai gemelli digitali

Negli spazi dell’Autorità di Sistema Portuale al Molo Ichnusa si è svolto un momento di confronto che restituisce con chiarezza la direzione intrapresa nella gestione del rischio costiero. Il progetto AMIS – Sistemi Avanzati di Monitoraggio e gemelli digitali per la sicurezza e resilienza della costa – finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo, mette insieme ricerca scientifica, tecnologie avanzate e governance territoriale con un obiettivo preciso: anticipare i fenomeni e migliorare la capacità di risposta dei sistemi di protezione civile.

Ad aprire i lavori è stato il direttore generale della Protezione Civile della Regione Sardegna, Mauro Merella, che ha richiamato l’attenzione su uno scenario sempre più complesso, segnato da eventi estremi che impongono strumenti di analisi e pianificazione più evoluti. Il recente ciclone “Harry” ha rappresentato un banco di prova significativo, evidenziando la crescente esposizione delle coste e la necessità di un approccio integrato e multilivello.

Dati, simulazioni e prevenzione: il ruolo dei gemelli digitali

Uno degli elementi centrali del progetto è rappresentato dai “gemelli digitali”, modelli virtuali capaci di riprodurre il comportamento delle aree costiere attraverso l’elaborazione di dati provenienti da fonti diverse, tra cui satelliti e sistemi di monitoraggio ambientale. Una tecnologia che consente di osservare le dinamiche in atto e, soprattutto, di simulare scenari futuri con un grado di dettaglio crescente.

Sergio Deiana ha evidenziato come questi strumenti permettano di comprendere meglio la complessità degli eventi costieri, offrendo un supporto concreto alle decisioni operative. In questa prospettiva si inserisce anche il contributo del Consorzio LaMMA, capofila del progetto, che attraverso le parole di Carlo Brandini ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato per affrontare il dissesto idrogeologico, tema che richiede competenze trasversali e una visione coordinata.

La piattaforma Digital Twin e l’Atlante del rischio costiero, illustrati da Massimo Perna, rappresentano due strumenti complementari: il primo consente la simulazione di scenari anche su scala temporale estesa, il secondo mette a disposizione una base informativa condivisa, utile per pianificazione e gestione. Il tutto si fonda su dati provenienti da programmi europei come Copernicus, che rafforzano l’affidabilità delle analisi.

Dal ciclone “Harry” ai nuovi sistemi di allerta

L’analisi dell’evento meteorologico che ha colpito la Sardegna nei mesi scorsi ha occupato una parte significativa dell’incontro, offrendo spunti concreti per l’evoluzione dei sistemi di prevenzione. Gli interventi tecnici hanno evidenziato l’interconnessione tra rischio marino e idraulico, una dinamica che amplifica gli effetti degli eventi estremi e rende più complessa la gestione delle emergenze.

Le ricostruzioni fornite da Arpas e dal Centro Funzionale Decentrato hanno descritto un quadro caratterizzato da forti venti, allagamenti costieri, esondazioni e frane, con impatti rilevanti in bacini come quelli del Flumendosa e del Cedrino. Un contesto che ha messo in luce la necessità di strumenti di allerta più specifici per le mareggiate.

Da qui prende forma l’ipotesi di introdurre un sistema basato su codici colore, simile a quello già in uso per il rischio idrogeologico e idraulico, capace di rendere più immediata la comunicazione verso amministratori locali e cittadini. Un passaggio che potrebbe migliorare la tempestività delle decisioni e la gestione operativa delle emergenze.

Accanto alla dimensione previsionale, il progetto guarda anche alle tecnologie applicate al monitoraggio: la robotica marina, presentata da Roberta Ferretti, e l’impiego di droni aerei illustrato da Davide Schenone ampliano le possibilità di rilevazione e analisi, offrendo strumenti sempre più precisi anche in condizioni critiche.

A chiudere i lavori, il contributo di Frédéric Poydenot ha riportato l’attenzione sulla comunicazione, intesa come elemento essenziale per aumentare la consapevolezza delle comunità. Tra le iniziative, un “gioco serio” progettato per simulare scenari di rischio e favorire il confronto tra i partecipanti, adattandosi alle specificità dei territori.

Il progetto AMIS si inserisce così in una trasformazione più ampia, dove la prevenzione diventa il risultato di una collaborazione continua tra tecnologia, ricerca e istituzioni, in un contesto segnato da cambiamenti climatici che rendono sempre più urgente la capacità di leggere e interpretare il territorio.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to